Per il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna i roghi dei rifiuti potrebbero essere la regia per far accettare la costruzione di altri inceneritori.
“Non vorrei che l’aumento dei roghi fosse funzionale per dimostrare che non si può fare a meno di inceneritori”.E’ la denuncia che è insieme un grido di allarme del vescovo di Acerra, mons. Antonio Di Donna, intervenendo nell’ambito del Forum Polieco sull’economia dei rifiuti, ad Ischia.
“Ad Acerra – ha spiegato il vescovo- c’è l’unico inceneritore della Campania, che da solo brucia quanto tutti quelli dell’Emilia Romagna messi insieme”. “Il problema – ha però, chiarito- non è l’inceneritore e non voglio neppure entrare nella polemica del rimbalzo ‘inceneritore sì, inceneritore no’, anche se c’è da dire che non sappiamo che cosa brucia e quanto brucia l’inceneritore di Acerra, per il semplice fatto che manca un controllo. O meglio, il controllo c’è ma in questo caso controllore e controllato coincidono”.
“Il problema – continua- non è l’inceneritore ma la sommatoria dei fattori inquinamenti che si concentrano in uno stesso territorio mentre c’è il palleggio delle responsabilità. E’ memoria recente il rinvio di competenze tra l’ottimo ministro dell’Ambiente, Sergio Costa e l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini”, ha sottolineato Di Donna. “Mentre si discute però, l’ammalato muore. Continuare a smaltire rifiuti sempre in un’unica fascia territoriale che comprende Acerra- Giugliano- Caivano diventa diabolico e induce a pensare che è meglio inquinare delle terre già vessate. Se è così, diteci però di che morte dobbiamo morire e smettetela di prenderci in giro”, ha detto il vescovo Di Donna rivolgendosi ai politici.
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