L’emergenza Coronvirus ha squarciato il velo del buonismo sociale non risolutivo e colpevole. Medici, teologi, preti lanciano accuse precise. Il magistrato Antonello Ardituro sottolinea la necessità del rispetto delle regole per tutti, cittadini da una parte e Stato dall’altro lato. Salvarsi oltre il Covid 19 è la vera sfida.
“Lo scoppio dell’epidemia ha avuto un impatto devastante sul sistema sanitario, e sta già producendo conseguenze altrettanto gravi sul piano sociale”: con queste parole un gruppo di teologi, medici, vescovi, parroci, hanno lanciato un ‘j’accuse‘ parlando di “disfunzioni organizzative” nella gestione dell’emergenza le cui conseguenze “sono state disastrose”. Alle evidenti “colpevoli scelte di una politica che ha sottoposto la sanità all’aziendalizzazione”, non sono fatti sconti. La “Lettera nella tempesta” nasce su iniziativa di un gruppo di gesuiti della Pontifica Università Teologica di Napoli che puntano l’indice anche contro “la spesa militare” che “ha continuato a crescere in modo esponenziale” mentre “il servizio sanitario nazionale era sottoposto a continui tagli”. Ora si chiede di fermare l’emergenza sociale attingendo a quei fondi. Ma anche le Chiese “potrebbero rinunciare alla parte dell’8 per mille di cui i cittadini italiani non hanno esplicitamente dichiarato la destinazione. Si tratta di diverse decine di milioni di euro” con i quali aiutare l’esercito di vulnerabili che l’emergenza Coronavirus ha reso evidente e manifesto. Un colpo nello stomaco, è scoprire ogni giorno la disperazione di famiglie intere.
Un allarme ed un invito insieme, lo ha presentato anche
E allora è necessario che emerga sommerso e incentivare le reali dichiarazioni di guadagno, diverse spesso dalle dichiarazioni per il fisco. Ristabilire l’equilibrio, vuol dire anche non far finta di nulla dinanzi alla condizione dei precari in tutti i settori più o meno strategici della società. Il mondo dell’informazione, per esempio, è fra quelli lodati insieme alla prima linea di medici infermieri e forze dell’ordine per il lavoro che ancora continuano a portare avanti, ma quanti giornalisti lavorano per poco più di 5 euro? Quanti sono gli autotrasportatori che ci consentono di continuare ad avere a disposizione i prodotti di prima necessità e anche quelli di seconda e terza attraverso gli ordini online? Tanti.
“Mappare, insieme a Comuni e Regioni, in queste settimane in cui è pronto ad allentare i cordoni della borsa, l’effettiva capacità economica del Paese, così duramente colpita dalla crisi ma così fortemente chiamata in causa nei prossimi mesi per far fronte al debito che questo periodo impone”, dice ancora il magistrato e chissà se questo davvero potrà avvenire in un Paese come il nostro sempre pieno di contraddizioni. Anche ora, anche in questa emergenza gli accattoni e gli imbroglioni sono troppi e immediatamente pronti ad intrallazzare con i buoni pasti, con le 600 euro messe a disposizioni dal Governo e con gli aiuti che i Comuni fra mille difficoltà tentano di mettere in campo. Come si fa ad intasare in poche ore il sito dell’Inps, così come è avvenuto nel primo giorno di registrazione? A chiedere le sovvenzioni, si ha l’impressione, che saranno molti quelli che in verità non ne avrebbero bisogno ma che per sub cultura ritengono che sia sempre il caso di provarci, poi se va bene è meglio. Una crisi come opportunità di ristabilire il buon senso, capire gli errori e per il futuro trovare il rimedio in una nuova narrazione sociale che necessariamente deve coinvolgere tutte le parti sociali, anche quelle fantasma o che si sono nascoste per comodità borghese, dietro alla porta.
Tina Cioffo
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