Possibili rischiose ed eccellenti scarcerazioni di capi mafia, grazie all’emergenza Coronavirus e ad una circolare del Dap che non precisa quali detenuti possono essere ammessi alla misura detentiva dei domiciliari. Sul punto, interviene il magistrato Catello Maresca.
Fermatevi, fermiamoci, prima che sia troppo tardi. Che le mafie possano approfittarsi dell’emergenza Coronavirus trovando nuovi e più facili modi, approfittando della disperazione e della fame, lo si apprende da più parti. I campanelli di allarme suonano senza sosta e non solo per quello che potrebbe essere il reo mercato dell’usura e dell’estorsione travestita da salvezza economica. Il controllo sociale dei disperati attraverso il prestito di piccole somme di denaro o di ‘accompagnamenti’ salvifici, rischia di far saltare le posizioni conquistate da anni di battaglia antimafia.
Il 21 marzo scorso il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria (Dap) ha inviato a tutti i direttori delle carceri una circolare con la quale invitava a comunicare, per l’emergenza Covid-19, alla Autorità giudiziaria, il nominativo di quei detenuti che hanno più di 70 anni e sono affetti da determinate patologie. Il decreto Cura Italia, un paio di giorni prima, aveva già previsto una possibile detenzione domiciliare per detenuti con “una condanna non superiore a 18 mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena”. Da lì poi il bando dell’Uepe per lo svuota carcere in scadenza il 24 aprile, per affidare i detenuti apolidi e senza domicilio a cooperative ed associazioni sociali con una diaria di 20. Sul bando è intervenuto anche il Comitato don Peppe Diana che ne ha chiesto l’immediato ritiro. Ora la situazione si è fatta ancora più seria.
” La situazione è grave e sta sfuggendo di mano, bisogna intervenire subito”, ha detto il magistrato Catello Maresca con un lungo corso alla Dda di Napoli e ora alla Corte di Appello di Napoli. “Il rischio di ulteriori scarcerazioni eccellenti è altissimo”, insiste Maresca che senza mezzi termini invita il a revocare subito quella circolare del 21 marzo. Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato verifiche e approfondimenti in merito. Per capire cosa stia accadendo alcuni componenti del M5stelle hanno chiesto la convocazione della Commissione parlamentare Antimafia. L’obiettivo è esaminare gli atti sulle scarcerazioni disposte in questi giorni, in concomitanza con l’evoluzione della pandemia.Se è vero che lo scopo è quello di limitare la possibile diffusione del virus nelle carceri è vero anche che nei documenti non si fa una distinzione tra detenuti in regime “normale” e quelli al 41 bis. Una omissione di precisazioni che ha determinato i domiciliari anche per un mafioso siciliano del calibro di Francesco Bonura, capomafia di Palermo, condannato a 23 anni, uomo di Provenzano al 41bis. Tina Cioffo
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