Rinviati a giudizio otto carabinieri con l’accusa di aver avuto un ruolo nel depistaggio delle indagini sulla morte di Stefano Cucchi. “Un momento significativo” per la sorella Ilaria, recentemente insignita del premio nazionale Don Diana, che ha combattuto per far riaprire le indagini.
ll gup del Tribunale Minunni di Roma ha rinviato a giudizio 8 carabinieri nell’ambito dell’ultima tranche della vicenda che riguarda la morte di Stefano Cucchi.
Il giudice ha disposto il giudizio per le accuse, a seconda delle singole posizioni, di calunnia, omessa denuncia e falso.
Tra gli altri c’è l’ex comandante del Gruppo Roma, il generale Alessandro Casarsa.”Questo è un momento storico estremamente significativo.
“E’ tutto partito da questa persona, per merito di Riccardo Casamassima siamo arrivati fin qui”. Lo ha detto Ilaria Cucchi stringendo il braccio del carabiniere che con le sue parole ha riaperto una tranche della complessa vicenda.
“Dieci anni fa, mentre ci sbattevamo in processi sbagliati, non potevamo nemmeno immaginare quello che stava avvenendo alle nostre spalle e sulla nostra pelle – ha continuato Ilaria, attorniata dai cronisti – Oggi per quel motivo qualcuno sarà costretto a risponderne in un’aula di giustizia”.
Il filone sui depistaggi ruota attorno alle annotazioni redatte da due piantoni dopo la morte del geometra romano e modificate per far sparire ogni riferimento ai dolori che il giovane lamentava la notte dell’arresto dopo il pestaggio subito.
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