La casa circondariale di Arienzo è stata intitolata a Gennaro De Angelis, ucciso dal clan Cutolo nel 1982. Alla cerimonia ha preso parte il capo del Dap Petralia.
E’ stata una cerimonia semplice e intensa, quella con la quale, stamattina, la casa circondariale di Arienzo è stata intitolata alla memoria di Gennaro De Angelis, agente di polizia penitenziaria ucciso dalla camorra nel 1982 per essersi opposto alla legge del sopruso dettata dal clan Cutolo.
Una giornata importante che segna “il ritorno nella sua casa, quella dell’amministrazione penitenziaria”, ha sottolineato Vincenzo, figlio dell’agente, rimasto orfano del padre insieme alle due sorelle più piccole, Nunzia e Marianna, quando aveva nove anni.
Alla cerimonia, aperta dalla direttrice della casa circondariale Annalaura De Fusco, che ha promosso l’intitolazione a un uomo ” che deve essere faro per tutto il personale della polizia penitenziaria” ha preso parte il capo del Dap, Bernardo Petralia, di recente nomina.
“E’ la mia prima intitolazione – ha detto Petralia – e la ricorderò per sempre. Esistono vittime e vittime, ma forse le vittime più vittime sono quelle che lasciano i figli in tenera età. I figli di Gennaro De Angelis possono essere orgogliosi di appartenere a una famiglia che ha avuto un grande caduto che dovrà, anche attraverso iniziative come questa, restare un esempio per sempre”.
Quando l’agente di polizia penitenziaria fu ucciso, il figlio Vincenzo si trovava in un campo di calcio, non lontano dal circolo in cui i killer fecero irruzione per compiere l’agguato. Sentì esplodere i colpi di pistola e scappò via insieme ai suoi amici. Lungo la strada verso casa incontrò la madre, Adele Re, che era andato a cercarlo, negli attimi di panico e concitazione immediatamente successivi all’omicidio. Da quel momento la vita della loro famiglia è cambiata per sempre. “In questa storia – hanno detto i figli di Gennaro al capo del Dap – non c’è soltanto un eroe, ma anche un’eroina, nostra madre, che ci ha cresciuto con amore e forza, da sola”. Adele è morta tre anni fa, dopo una lunga malattia.
“Non ho potuto partecipare alla cerimonia di intitolazione della casa circondariale di Arienzo in ricordo dell’estremo sacrificio dell’agente De Angelis che aveva appena 37 anni e ha dato la vita per rimanere fedele al suo mandato e non cedere al ricatto della camorra – ha commentato il sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi – in quegli anni a Poggioreale si combattevano guerre sanguinarie tra clan nemici e De Angelis con la sua fermezza ha impedito loschi affari e regolamenti di conti. Alla sua famiglia e all’amministrazione del carcere giunga il mio più sentito ringraziamento e saluto”.
All’iniziativa hanno preso parte il prefetto di Caserta Raffaele Ruberto, il vicario Michele La Stella, il questore Giuseppe Borrelli, il vescovo di Acerra monsignor Di Donna, il Comitato don Peppe Diana.
Alessandra Tommasino
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